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Gestione colore: serve o non serve?

L'importanza che rivestono il color management, la calibrazione dei monitor, i profili colori, l'impostazione delle stampanti, per ottenere una riproduzione fedele delle immagini o della grafica già dalla fase di visualizzazione a video. Una traccia che aiuta a districarsi nel complesso mondo della gestione colore.
La gestione del colore, definita anche “color management”, seppur se ne parli quotidianamente, è ancora poco compresa e apprezzata da una gran parte di professionisti del settore fotografico, della prestampa e della stampa.
Chi la applica ha almeno una certezza, attiva una soluzione oggettiva al problema che da sempre assilla, per esempio, chi deve visualizzare a monitor un’immagine, un impaginato e quant'altro e deve riprodurre correttamente il colore su un supporto cartaceo o di altra natura.
Al contrario di quello che alcuni operatori o professionisti pensano, la gestione del colore non migliora la qualità delle immagini o della grafica in genere, ma ha solo lo scopo di permettere una riproduzione fedele, quindi attendibile cromaticamente, di un'immagine visualizzata su un monitor attivando la “prova soft” ad esempio, e poi vederla molto simile osservando una stampa in digitale, offset, ecc.
Ovviamente, la differenza tra le stampanti e la loro “precisione” di riproduzione del colore si basa sulla tecnologia utilizzata, ma per tute è comunque determinante la calibrazione. Solo se tutto è perfettamente in “linea” si può valutare la qualità del lavoro svolto a monitor e l'affidabilità in termini di risultato stampato. Ma tutto questo non basta, si devono conoscere e impostare correttamente i software per la gestione del colore, imporsi di incorporare i profili colore nei file se questi non li hanno, “onorarli” quando i file hanno i profili colore incorporati, evitare di “buttarli” se sono presenti nel file, una cosa questa che capita molto frequentemente.
Per fare tutto questo ci si deve preparare professionalmente e non improvvisare, evitando in questo modo sgradite sorprese. Operatori e imprenditori devono imporsi di conoscere le condizione tecniche e i risultati che si ottengono quando si applica o non si applica la gestione del colore su un lavoro. Devono porsi sempre delle domande quando si apre un file con un software come Photoshop, o sapere cosa succede quando lo si importa da QuarkXpres o InDesign, che hanno delle impostazioni differenti relative alla gestione del colore, e poi salvare il tutto in un formato “nativo” o PDF. Il vantaggio di conoscere i risultati in termini qualitativi sull’uso di un determinato spazio colore non serve solo in fase di elaborazione cromatica delle immagini, ma in tutto il flusso produttivo. Tutta questa “fatica” al fine di stampare un qualsiasi soggetto fotografico o impaginato grafico nel modo più fedele avendolo approvato osservando il monitor. OTTENERE I RISULTATIPrima di iniziare la seconda parte con esempi pratici, poniamoci delle domande che dovrebbero permetterci di riflettere sulle conoscenze di base sull’argomento. Ne elenchiamo solo alcune e diamo subito delle risposte.

Abbiamo impostato il gamut del display adatto allo scopo?

Se questo è stato fatto, lo spazio colore del display (monitor) permette di visualizzare l'insieme di tutti i colori che esso può rappresentare al meglio. Normalmente, il gamut nella sua rappresentazione grafica è caratterizzato da un triangolo a forma di “campana” (figura 1) che comprende tutti i colori visualizzabili dal monitor, sia esso CRT o LCD.

Cos'è il profilo di un display e le coordinate colorimetriche?

Il profilo è una tabella di “numeri” che rappresenta il gamut del display (monitor). Le coordinate colorimetriche X, Y e Z determinano la misurazione assoluta del colore. Oltre a XYZ i metodi più utilizzati per la misurazione del colore sono; Y, x e y (luminanza + cromaticità) e Lab.

Come si crea il profilo di un display?

Servono un software e uno strumento di misura (colorimetro o spettrofotometro). Si misura il colore e man mano il software riempie di dati tutte “le righe” della tabella di riferimento. Per fare questa operazione il software visualizza sul monitor i colori RGB e molte altre combinazioni cromatiche, colori che sono indispensabili per ottenere i “numeri” che saranno elaborati dal software per creare il profilo colore.

Cos'è il gamut di una stampante?

Detto anche spazio colore della stampante, è l'insieme di tutti i colori che la stampante può riprodurre. Definizione e spiegazione sono analoghe a quelle del monitor; si tratta di un sottoinsieme di tutti i colori che un essere umano vede. La raffigurazione grafica è una “campana-triangolo”.

Cos'è il profilo di una stampante?

Approssimando, è una tabella che rappresenta il gamut della stampante, analogamente al caso del monitor.

Come si crea il profilo di una stampante?

Come nel caso del monitor, non è possibile costruire tutte le righe della tabella dei colori perché sarebbero troppe e praticamente inutili, se ne costruiscono solo alcune, le principali, quelle che l’occhio umano percepisce. Per fare questo si utilizzano un software e uno strumento di misura (colorimetro o spettrofotometro). Si stampa un "target" su un foglio di carta su cui sono rappresentati dei rettangoli colorati (patch) di cui si conoscono già in origine i valori Lab. Dopo la stampa del target si misurano i valori dei singoli rettangoli, valori che andranno quindi a comporre una tabella che il software utilizzerà per creare il profilo colore.

Il profilo di una stampante non riguarda anche la carta?

Sì, riguarda anche la carta. In realtà ciò che si profila è l'insieme composto da stampante, inchiostri/toner specifici e una certa tipologia di carta. Se si sostituiscono inchiostri e/o carte occorre rifare il profilo colore. In pratica la stampante va profilata nella stessa condizione in cui verrà utilizzata. SEMPLICI OPERAZIONI PER OTTENERE GRANDI RISULTATIDopo la premessa, con le domande e le risposte essenziali che ognuno dovrebbe porsi, una breve parte pratica al fine di dimostrare che non è solo “aria fritta” quanto scritto e che tutto questo si può fare senza difficoltà.
Prima di mettere in pratica la gestione del colore, evitando così “pasticci”, si devono studiare, capire e fare pratica con delle semplici prove, sia a monitor sia su stampanti da ufficio. Se si fa tutto questo si eviteranno guai e non si sprecherà né tempo né denaro.

Utilizzando Photoshop, all’apertura del file, le impostazioni della gestione colore non corrispondono a quelle presenti nell’immagine, appare una paletta con tre opzioni (figura 2).
Che fare a questo punto? Assegnare il profilo, non assegnarlo o sostituirlo? Come si può osservare nella figura 2, l’immagine di sinistra è senza profilo e a quella di destra (la stessa) è stato assegnato un profilo colore. Essendo una “cattura dal monitor” che comprende entrambe le immagini, non si può pensare che la saturazione dei colori (immagine di destra) sia causata della conversione del file dovuta alla tipologia di carta e alla stampa della rivista, ma sono cambiati in base all’assegnazione del profilo colore.

UN PDF PER CONCLUDERE
Concludiamo l’articolo con la preparazione di un PDF sempre dello stesso lavoro impaginato. Per rendere l’esempio pratico, simulando cosa capita frequentemente in azienda, si è optato per l’utilizzo di un altro profilo colore da assegnare in fase di preparazione del PDF. Anche in questo caso le immagini si modificano cromaticamente Quanto descritto dovrebbe aiutare il lettore, non solo a convincersi che il profilo colore è importante e determinante per mantenere la qualità in tutto il flusso operativo, ma anche per incentivarlo ad effettuare delle prove tecniche seguendo gli esempi.

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