Per venire incontro alle necessità delle aziende che desiderino più memoria senza sborsare un capitale, MetaRam presenta il frutto di due anni di lavoro: dei moduli di memoria che appaiono al sistema come normali Ddr2 ma offrono una capacità fino a 4 o 8 Gbyte e sono utilizzabili anche con hardware che supporta quantità inferiori di Ram.
Il trucco sta in un chip traduttore, che si pone tra il controller della memoria e la Ram. Così, il controller riconosce il chip come Ram e la Ram riconosce il chip come controller. Ingannando dunque il controller del sistema, è in realtà il chip a occuparsi delle operazioni di lettura e scrittura e a gestire una quantità di memoria maggiore di quella che sarebbe gestibile direttamente dall’hardware.
“Abbiamo dovuto far credere al memory controller che il nostro chip fosse Dram, e alla Dram che fosse il controller”, ha spiegato il co-fondatore di MetaRam, Suresh Rajan, il quale assicura che il funzionamento è trasparente sia per il sistema che per l’utente, il quale non noterà ricadute sulle prestazioni grazie a un’accurata gestione del timing delle memorie.
I moduli sono compatibli sia con la piattaforma Opteron di Amd sia con la Xeon di Intel: Hynix, partner di Metaram, ha già annunciato i primi moduli da 8 Gbyte basati sui chip da 1 Gbyte con tecnologia MetaSdram, e presto inizierà anche la produzione di memorie Ddr3.
I clienti ideali di MetaRam saranno, nelle intenzioni della compagnia, le aziende che gestiscono server bisognosi di grandi quantità di memoria e che nello stesso tempo non vogliono privarsi di un capitale per aggiornare il parco macchine: uno dei partner di MetaRam annuncerà infatti a breve un server con 256 Gbyte di Ram per meno di 50.000 dollari




